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Alessandro Viale, padre di colui che sarebbe divenuto il Fondatore del nostro Istituto, si sarebbe volentieri consacrato a Dio, ma per cause da lui indipendenti non poté realizzare tale desiderio. Fece però voto che, unendosi in matrimonio, il primogenito l’avrebbe ordinato al Signore. Il 2 giugno 1829 Alessandro, ventiquattrenne, si unisce in matrimonio a Maria Caterina Viale, già vedova di Agostino Trucchi, nella Chiesa parrocchiale di Airole, ridente borgo nell’entroterra di Ventimiglia. Da quelle nozze, la notte tra il 27 e il 28 febbraio 1830 nasce una graziosa creatura, un maschietto. Il nostro neonato viene subito, il primo giorno della sua vita, portato al sacro fonte. Al bimbo vengono imposti i nomi di Carlo, Antonio e Serafino. I due primi ricordano relazioni di parentela, ma nella vita prevale quello di Serafino, che il padre vuole gli sia imposto giacché, ricordando l’invocazione che la Chiesa fa al coro dei Serafini nel prefazio della Santa Messa, così bene sintetizza la vita di colui che la Provvidenza ha destinato a figlio del sacrificio. Il 10 novembre 1839 Mons. Lorenzo Biale, Vescovo di Ventimiglia, conferisce al nostro Serafino il sacramento della Confermazione. Serafino, non ancora diciottenne, prova dentro di sé il soave impulso dell’amore divino, ed ora non chiede al cielo che di poter abbandonare interamente il mondo per consacrarsi tutto al servizio di Dio e delle anime. Nell’agosto del 1847 Serafino viene accolto nella casa del noviziato, il Convento di Oregina sulla cima del colle omonimo ad occidente di Genova. Serafino veste da subito l’umile saio dei figli di San Francesco: abito impostogli solennemente il 29 agosto di quello stesso anno, e in quella circostanza cambia il suo nome in quello di Giacomo. Il 17 dicembre 1852 a Genova, nella Chiesa di Santa Marta, Mons. Giovanni Battista De Albertis, Arcivescovo titolare di Nazianzo, conferisce al nostro fra’ Giacomo il sacro ordine del presbiterato. Quel divino carattere per il quale avrà sempre una profonda venerazione. Inizia così, presso il convento della Santa Annunziata di Genova, la sua carriera sacerdotale. Nel 1860 il Municipio della città stabisce d’impossessarsi del convento costringendo i religiosi a cercare altrove un’abitazione. Il nostro fra’ Giacomo si ritira allora presso un antico convento di Ventimiglia, ubicato presso la porta che guarda verso Nizza, abitato in quell’epoca dai Francescani. Ma la silenziosa quiete del Convento non costituisce che un breve parentesi della sua vita pastorale. Percorrendo la via della Cornice, a breve distanza dalla città di Ventimiglia, lo sguardo di fra’ Giacomo è colpito dalla singolare bellezza di una graziosa rada a levante, abitata da pescatori e attorniata da amene colline trasformate dall’uomo come in unico grande giardino: è Bordighera, il paese delle palme e dei fiori. La chiesa del paese era priva del suo pastore dal 21 giugno 1862. Al governo della diocesi si trova il Mons. Lorenzo Battista Biale che circa ventiquattro anni prima aveva cresimato Serafino. Questi dopo varie rinunce di altri prelati, destina a Bordighera, come economo pro tempore, il nostro Giacomo. L’arrivo a Bordighera del padre Giacomo, il 4 febbraio 1863, desta la curiosità di quei popolani. La figura sottile e snella, piccola e delicata di quel giovane frate, dalla popolazione è tosto designata con l’epiteto, rimasto poi famoso, di “Fratin”. A seguito di svariate vicissitudini, padre Giacomo diviene ufficialmente titolare della parrocchia il 3 ottobre 1869, davanti al vicario generale della diocesi il Can. Giovanni Olivieri. Nel suo cinquantennale quale parroco di Bordighera- intervallato da brevi rientri, disposti dai superiori dell’Ordine, presso il Convento d’Oregina a Genova ed il Convento di San Francesco in Recco – il venerando Padre contribusce alla nascita ed al restauro di numerosi luoghi di culto e non, che sono tutt’oggi lì a testimoniarci l’immensa opera portato avanti in Bordighera dal “Fratino”. La stima e l’affetto di cui padre Giacomo gode, non solo a Bordighera, ma ovunque e presso tutti i ceti sociali, compresa Sua Maestà la regina Margherita di Savoia, trova una spiegazione nelle sue qualità naturali e nella sua grande carità di “uomo del Signore” e “Padre dei poveri”. Padre Giacomo muore il martedì 16 aprile 1912, alle ore 16 e 16 minuti. Dovremmo dire che lascia un vuoto incolmabile in tutti quelli che lo hanno conosciuto; ma qualcosa di suo, qualcosa di veramente importante, che ci permette di dire: il ”Fratino” è ancora presente tra noi, l’abbiamo: è la nostra Casa di Riposo per Anziani.

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